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Utente: flaviablog
Il 15 aprile 2006 il suo esordio su blog, comelarugiada, un blog evanescente, una scatola di pensieri che ancor oggi sopravvive in forma privata, nato nell'attesa di un intervento chirurgico. Nel febbraio 2007 nasce Carta scritta, per scrivere per diletto: racconti, recensioni, cronache. Per parlare di lettere ed immagini senza alcuna sovrastruttura ideologica. Questo è un blog ostinatamente in disparte e che non vuole essere di parte.

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domenica, 22 novembre 2009

Omarini del Casso, cap I

Omarini del casso

 

1

 

Io mi sono innamorata pochissime volte nella vita, non sono incline all’innamoramento. Predisposte ad innamorarsi ci si nasce, non lo si diventa. A me non importa un piffero di (quasi) nessuno e l’ho scritto in faccia, ma c’è chi non sa leggere. Ciò non mi esime di tanto in tanto di vedere l’eletto e la luce che emana, che ovviamente proviene da un lampione qualsiasi alle sue spalle. Dopo “mamma” e “papà” infatti, tra le prime parole balbettate, dissi “merda”, anche non così distintamente. Un motivo, c’era. Ero bionda, chiarissima, con capelli quasi da albina ed una pelle eburnea in mezzo a gente in prevalenza olivastra e con occhi verdastri o marroni. Un’aliena, o peggio: un’eventualità che si ripete un individuo ogni dieci in un nucleo sostanzialmente… diverso. Non solo: la precedente presenza biondocrinita occhicerulea declinata al femminile era stata una figura paradigmatica, avendo avuto figli con un uomo più giovane di lei e che non aveva, al momento, sposato, essendo già coniugata… ed altro. Una persona ammantata di dolorosi ricordi in chi la rammentava. Ero osservata con estrema curiosità. Altri invece considerano le bambine bionde e ricciute come una sorta di bambola ornamentale. Lo fanno finché la bambola in questione non sia intorno alla sessantina, dicono. Forse, persino oltre, aumentando in modo considerevole la quantità di bionde acquisite, sebbene in età di torte di mele. Tale torta può tuttavia destare libidinosi interessi tra la terza età. La torta, e basta. Con il tempo la prostata diventa la prima alleata alla vendetta femminile. Le maledizioni muliebri finiscono tutte lì, con il tempo.

Così chiara, con le manine così fine… Orde d’aspiranti zie mi sputacchiavano addosso anche dal pizzicagnolo ed io mi difendevo pulendomi la faccia vistosamente con il dorso della mano ( Rossana, non si fa…non si fa…) e le guardavo bene in faccia dicendo loro: meeeda. Senza erre, in seguito imparai a pronunciarne tre.

“Che cos’ha detto?”, chiedevano a mia madre le gentili signore.

Elda farfugliava qualcosa, di poco chiaro, facendo finta di stupirsi e mi portava via velocemente, temeva che fossi più chiara nell’eloquio a mano a mano che imparavo ad esprimermi meglio. Non gradivo smancerie non richieste. Ora sono più socievole. Bacio tutti ( poi in bagno mi spruzzo l’amuchina in faccia).

Piccole selvatiche crescono. Arriva, nella preadolescenza, l’ora dell’amoreee.( spazio dedicato ai Camaleonti) e con essa: gli eventuali oggetti di tale sentimento, che oggi è stato sostituito dal sesso, perché costa meno, tant’è che i Cinesi, a Prato, lo fanno benissimo con gli stracci e ce lo rivendono qui. Il guaio è che lo pigli per poco, ti guardi intorno e scopri che tutti ce l’hanno uguale. Taglia unica, così che a qualcuno arriva alle ginocchia e ad altri fa da bavaglino, insomma: è una bufala, che tutti spacciano per imperdibile panacea dell’esistenza.

Arriva, insomma. Con i primi ragazzini si fa il gioco della bottiglia. Ai miei tempi usava il gioco della bottiglia sotto la coperta. Si sudava come bestie, per non sfiorarci neppure con la lingua. A me capitava PieroPaolo, che non mi piaceva. Per fortuna neanche io piacevo a PieroPaolo, cosicché ci mettevamo d’accordo sotto la famigerata coperta ( di lana, spessa, un incubo e gli altri in cerchio non la tenevano sollevata che un po’):

“ Adesso usciamo fuori dicendo che ci siamo baciati”.

Buona pace per entrambi.

Io avrei voluto baciare Maurizio ( nome fittizio, va bene e fa rima).

Niente, Maurizio mi mandava i bigliettini, m’invitava alle sue feste di compleanno, mi diceva che stavamo insieme e avremmo fatto, da grandi, cose turche. Io conoscevo un solo turco, tal Nadir, che faceva il tappezziere. L’idea di foderare delle poltrone non mi garbava affatto, però Maurizio mi piaceva, di conseguenza accettavo e mettevo una x sul bigliettino in cui chiedeva: “Vuoi stare con me”? Anzi: con mè, perché era pure analfabeta ( io m’innamoro spesso o d’analfabeti o di anaffettivi) insomma, una forma di deprivazione ci deve essere, probabilmente ho la sindrome della crocerossina masochista ed utilizzabile anche come insegnante di sostegno.

Maurizio invece baciava tutte, tranne me.

Chi voleva baciare me a tutti i costi era tal Ludovico ( nome totalmente inventato e che fa rima con fico, invece era un cesso). Cercava di attirare la mia attenzione in qualsiasi modo, comprese le maniere forti, tipo corrermi addosso in bici frenando all’ultimo momento, offrendomi fiori branditi di suo pugno e mezzi svenuti, finché non arrivò al gesto estremo: mi fece lo sgambetto tra l’aula ed il corridoio scolastico. Finii con la faccia per terra ( che non è una citazione di Piero Chiara, se ci fosse un aldilà morirei subito, per sposare lui) e un lividone bluastro su entrambe le ginocchia.

A casa fu dura convincere mio padre che fosse amore.

Che fece?

Andò a scuola, non per menarlo, ma per litigare con l’ignara prof di italiano, che ancora gira siliconata da qualche parte ( lei sì, invece che era una che piaceva a chi voleva…). Io avevo una vergogna nera. Mi dicevo: mio padre fa l’arringa sulla responsabilità civile, questa s’infuria e poi me la farà pagare, però il cazziatone al gorilla lo deve pur dare e non si sa mai che da così affettuoso e delicato mi diventi all’improvviso poi manesco e rude.

Lui, il bestione diceva:

“ Dillo a tuo padre, che ti amo”.

“ Se glielo dico, prima t’ammazza e poi mi fa cambiare scuola”.

“ Ti piacciono quelli magrolini, ma verrà il giorno in cui ti piaceranno grandi e grossi come me!

Lo guardai come si osserva uno strano fenomeno parlante, invece riuscì ad avere ragione. Si apriva una teoria futura di grandi, grossi, ciula e balossi. Preferisco gli uomini di taglia grande. Non enorme, che non salti fuori il dirigibile Zeppelin, dicendo “son qui, son qui." Di quelli enormi ho paura. Più che altro di quello che mangiano, io che mi nutro praticamente per sopravvivere, in quanto sono piuttosto indifferente al cibo.

Maurizio si fidanzò con una certa Silvana, che era più attraente di me e, me lo disse lui, aveva già le mestruazioni !Gran rivelazione, che la rendevano irresistibile. Io, non le avevo. Io ero piatta davanti e di dietro ( fui molto compensata anni dopo).

Manca sempre qualcosa a me, per sposare o perlomeno avvicinarmi all’uomo dei miei sogni. La prima volta furono le mestruazioni.

Iniziai a pensare che, con le mestruazioni, per incanto si sarebbe risolto tutto. Le desiderai talmente forte che mi uscì il sangue non dal naso. Citazione alquanto scorretta di De Andrè)

Mi aspettavano 40 anni di pannolini. Una piramide e menomale, altrimenti avrei fatto, tra un mucchio e l’altro, dei figli.

Volete sapere come fosse Silvana?

Era in sostanza uguale a me. Alta come me, bionda quanto me, magra come un chiodo ( io, pure). Sembravamo separate in culla eppure lei gli piaceva, ma io no. A me guardava in adorato cagnesco il gorilla che non osava più farsi avanti. Menomale. Confidavo nel fatto che, ora che ero mestruata, per chissà quale mistero ( feromoni?) avrei attratto uno stuolo d’ammiratori tra i quali sarebbe emerso uno che non fosse un analfabeta o un paranoide.

Fui accontentata in seguito: non solo analfabeti e paranoici, anche nani da giardino e qualche stucchevole ectoplasma intellettuale tale da farmi sbavare per il primo cafone di passaggio, che non gli assomigliasse neanche facendo un serio sforzo d’immaginazione. Quelli che mi piacevano invece si perdevano dietro le gonne di qualche bella e brava ragazza ma anche dietro ad esemplari femminili inclassificabili. Mi soffiarono uomini ambiti persino tipe a cui tirare le noccioline. Cominciai a baciare le pagine dei fotoromanzi Lancio. Jean Marie Carletto, Franco Gasparri, Franco Dani in mancanza di Maurizio ed avendo paura che il gorilla  si dichiarasse ancora magari scrivendomi un biglietto d’amore da lanciarmi ( Lancio/lancio, notare la finesse) in testa avvolgendoci  un mattone.

Presto avrei iniziato la mia (scarna) collezione di belli e bellocci con un solo difetto: nessun desiderio di sposare me, tanto che, ad un certo punto, cominciai a prenderli già sposati, per evitarmi la fatica  della conquista: essere assertiva, stare in casa in tiro ed imparare a cucinare.

Sembra facile, sembra scontato che s’ottenga, da amante, una sorta di serenità. Non è così. Sei l’altra e devi lottare con le unghie e con i denti e ricordarti sempre che per te lui  potrebbe lasciare la Madonna.

 

(continua)

 A presto, al secondo omarino del casso

"L'uomo che ride, è il più triste"



postato da: flaviablog alle ore 22:13 | link | commenti (8)
categorie: amore, donne, racconto, uomini

La mia vita sentimentale a puntate di Rossana Massa

A presto, senza errori ed omissioni, su questo blog, aspettando, come tutti, di scrivere l'ultimo capitolo ad opera della somatizzazione.

postato da: flaviablog alle ore 20:12 | link | commenti (1)
categorie: donne, vita, racconto, uomini

Che vita ha fatto

http://www.youtube.com/watch?v=xm2dFh5LcD0

Che vita ha fatto
a immaginarsela
cosi, colà
la vita
che vita ha fatto
ad aspettarsela
convinta che
la vita c'è.Che vita ha fatto,
se torna a nascere
non torna più,
non sia... mai
Che vita ha fatto,
ha pianto a piovere
e sul pendìo
dello sgocciolìo
lei sdrucciolò.Lei m'amò, tu l'amasti, io no
I verbi... non coincidono.Che vita ha fatto,
ma ben più rapida
con lei duellò
la vita.Che vita ha fatto
metà sognandola
metà in realtà
se poi è realtà
quel che in realtà sognò a metà.Lei m'amò, tu l'amasti, io no.
I verbi la... tradirono
che c'entro io?Che vita ha fatto
a immaginarsela
cosi, colà
la vita.Come sta, come stai, come sto
La voce coniugandoci
s'allontanò.


postato da: flaviablog alle ore 17:48 | link | commenti (1)
categorie: poesia, vita
domenica, 08 novembre 2009

Bianchenere

Ricevo, da Gretel Fehr, una rivistina, stampata su carta riciclata, che mi parla d'arte, complice l'Assessorato all'Ambiente di Corsico Milanese.
Rivista d'arte in veste minima, che chi l'ha ideata ha definito " d'arte e di strada". Si muove in conflitto aperto tra bianco e nero, muovendosi tra una massa di grigi. Io adoro il grigio, riesce ad essere un colore freddo o caldo e da sempre mi scalda il cuore, perché mi offre la mediazione ideale tra i toni che, della vita, non riesco a smorzare. Il cupo del nero mi pervade, il bianco della luce m'illude ed allora meglio una vita perfettamente grigia e calda, come il mohair di lana dello stesso colore. Grigia è la nebbia, che è parte integrante della mia vita e dei miei ricordi, persino del mio libro, nato un novembre, un anno fa, oramai.
Che cosa mostra, BIANCHENERE? Vibrazioni, mail art, poesia visiva, arte azione,libri d'artista, arte postale, poesia sperimentale, fotografia digitale rivisitata dall'emozione individuale d'un passaggio, uno strisciar di sé sul monitor d'un pc.
Esce in mille copie, grazie alla città di Corsico.
Si riempie di contributi che arrivano da ogni dove. In bianco e nero.
E grigio.
Colore dell'unione tra la paura e la calma, l'amore e l'odio, la vita e la morte.
Il bianconero non assorda.
Non mente.
E comunica opere schiette come vignette.
Crude e nude.
E fa arte visiva e poesia .Sulla scia di Mallarmé, Joan Brossa o Edgardo Antonio Vigo.

postato da: flaviablog alle ore 17:32 | link | commenti (2)
categorie: poesia, amicizia, arte visiva, quotidiani e riviste
venerdì, 06 novembre 2009

Cristo, patrimonio dell'umanità

cristo morto
Perché non è esclusivo "possesso" ecclesiastico, perché permea il marxismo coniugato all'italiana, perché ha stemperato la rivoluzione violenta nel riformismo, perché anche i comunisti in Italia spesso si sposano in chiesa e battezzano i figli o accompagnano  i defunti dalla chiesa all'ultima dimora. Fa parte di quell'esecrabile buonismo che ha fatto coniare il termine "cattomunista" ( lo sono stata, errore di gioventù) ma ha avvalorato la vita italiana di quei valori etici che si ritrovano trasversalmente alle posizioni politiche, da destra  a sinistra passando per un immortale  quanto aleatorio centro ( al quale l'Italia spesso pare voler convergere, memore della dittatura fascista),perché rappresenta una filosofia di vita sinceramente preferibile ad ogni vano e vago atteggiamento libertario e decadente, perché non è a Strasburgo che mi possono impedire di pensarmi idealmente in eterno oscillare tra Peppone e Don Camillo.
Da agnostica, da exstudentessa di filosofia, da frequentatrice in fuga dell'azione cattolica, da atea di passaggio e amica di protestanti, da peccatrice di provincia mai stata democristiana e persino nelle vesti di chi dica che trattasi di personaggio leggendario. Ebbene, se lo fosse, a maggior ragione non mi si privi di un personaggio che incarna la giustizia in Terra, pur nella consapevolezza che sia...roba dell'altro mondo!


postato da: flaviablog alle ore 09:58 | link | commenti (16)
categorie:
lunedì, 02 novembre 2009

Ciao, Alda

Alda Merini nasce un 21 marzo, primo giorno di primavera, nel 1931, in pieno fascismo e più tardi sarà la guerra. Un'infanzia deprivata in ogni senso. Una data che ricordo perché mia madre morì un 20 marzo, ultimo giorno ufficiale d'inverno.
Di lei, confesso, ho il ricordo di una sensibilità acuta ma di una persona sciatta, disadattata e lo confermano certe foto delle riviste, che hanno violato con il suo permesso la sua intimità, mostrandocela. Lei stessa, si è spogliata integralmente, in una nudità che ho molto amato per la sua scomposta fierezza. Certo, non è il tempo a spegnere ardori, amori, sensibilità, dolore. Viviamo in una società che anestetizza il senso della realtà. Siamo vittime di una costante scomposizione in tessere del nostro goder la vita. E la vita è anche un corpo non più giovane e forse mai stato bello, secondo certi canoni. Vita è anche disordine per scelta, diceva Brunella Gasperini che un po' di...sporcizia ( polvere, oggetti "a vista" che potrebbero benissimo invece esser ben riposti...) riscalda il cuore. E' vero. Personalmente preferisco case non asettiche, in cui i libri giacciono in pile a volte un po' scomposte e l'ordine resta un'intenzione. Mi piace vedere molta roba che mi parli di chi sia la persona, non rimessa a posto da una colf quotodiana, che ti ravvia i pensieri. Certo, l'ordine è comodo, quello mentale prima di tutto ma si risolve nella mostruosità più soffocante: la freddezza. Nulla è più silenzioso e composto e privo d'orpelli di un obitorio...
La Merini aveva un caos calmo nel cuore e nel cervello, che non avremmo mai conosciuto se non fosse stato per l'amore che altri autori le hanno mostrato, da Quasimodo a Raboni, da Pasolini a Padre Turoldo. Dieci anni fa anche lo Stato le riconobbe un premio Poesia, del Consiglio dei Ministri. E' arrivato in ritardo, ma è arrivato, per questo mi aspetto funerali di Stato.
Ho ascoltato un'intervista breve, asciutta, amara... alla figlia, che definisce la Merini più poetessa che madre. La capisco. Una genialità data dalla diversità ( l'ha definita donna degli eccessi in bene e in male) non crea una madre capace, necessaria ad una società organizzata. Offre una madre immensa e carente. Una marea d'emozione fatta persona. Un figlio invece ha bisogno spesso di cure socialmente utili e amorosamente comuni ed anonime nei gesti.
Lei era esagerata e tutti a goderne, per la grandezza esasperata.
Qualcuno non l'ha amata, ultimamente. Troppo personaggio.
E chi, famoso, umanamente, non diventa alla fin fine icona di se stesso?
Chi?
Io, l'amo.
Amo i suoi amori sensualissimi e disperatissimi.
Amo la sua nudità provocatoria ed anziana.
Amo la sua diversità quasi ironica, come sono spesso le diversità senza speranza di remissione.

Ieri sera, di getto, le ho dedicato una poesia, in versi sciolti e buttati lì come una cartaccia fuori posto, che sedimenta nel disordine.
Io oscillo tra il piacere estetico dell'ordine, che mi rasserena e la voglia di lasciarmi andare.
Di sicuro amo poco la funzionalità degli arredi moderni. Mi piace la roba vecchia. Vado a ravanare dai robivecchi.
Mi circondo di ninnoli il cui unico scopo è raccogliere polvere. Anche la mia, che esce dal mio stesso pensiero: polvere di ricordi, di fallimenti, di speranze deluse ma anche di successi, voli fulgidi e bagliori improvvisi, che ben conservo nello sguardo, a volte.
Io vissi d'amor, come Tosca, che a volte s'è nutrito d'odio ed ha spesso chiuso le porte al mondo in un'estatica serenità formale. Eppure la dolcezza, a volte scapigliata, c'è. Bisogna tuttavia meritarsela.
Pugno di velluto in guanto di ferro e non c'è errore.

Ciao, Alda.

Per te, un pensiero scritto da me, che mi ritrovo poetessa com'ero da ragazza e la vita tale non m'ha voluta:


Chiamarsi folle
Per rivoltare di pensieri zolle
E voltar carte e vedere giullari
Giocare con le nostre vite
Fino a spremere il cuore
Ti prego, non distruggermi, amore.

Chiamarsi vile
Per rinverdire speranze ormai nere
E voltar carte e vedere cavalieri
Minacciare le nostre integrità
Fino a soffocarne l’ardore
Ti prego, non uccidermi, amore.

Chiamarsi donna
Per tessere trama ed ordito
E voltar carte e trovare dame
Meste lèggere la parola “fine”
Ti prego, non spegnermi, amore.

Chiamarsi folle e vile e donna e fiele
E voltar carte e vedere la vita di spalle
Lasciare il rifugio labile
Del nostro dolore instabile.
Ti prego, non lasciarmi, amore.









postato da: flaviablog alle ore 12:28 | link | commenti (21)
categorie: poesia, amore, massa, merini
giovedì, 15 ottobre 2009

Con il nastro rosa ( chissà chi sei) di Rossana Massa

Un mio racconto del 4 luglio 2009.
Oggi, tempo quasi invernale, ancora una goccia della bellezza estiva.


Ho appeso in terrazzo una pianta dai grandi fiori rosa.
E' un rosa pallido, appena percettibile, che spicca tra il fogliame verde con una grazia modesta ed insolita.
Ha pazientato che la mettessi a dimora e in questo m’assomiglia. Ha cinque petali, ogni fiore e se sposto la pianta, fiocca, per casa. Così ne raccolgo fiori nel candore del lavabo dove l’ho nutrita e metto mani rosa con rosa, ché tale a quella fragilità mi sento e fingo spine.
Ho appeso, tra due tronchi della felicità che porto alla colonia solare del balcone, dopo le lunghe stagioni vissute a guardare pavimento e soffitto, questa cascata di fiori gentili, che tu mai vedrai.
Da sotto, se guardi in su, nulla si nota.
Balconata nera.
Non si percepisce che tra le righe la ferita profonda che da rossa rosa è diventata, senza imputridire, la corolla rosa che c’è in me. Non s’immagina che, tra fessure, si nasconda la mistura di tenerezza e veleno che ci avvince o che mi avvince, perché sola, tra quel rosa, resto.
Non diverrà accecante nel riverbero.
Non condurrà all’offesa dei sensi la sua sostanza, è rosa, la pianta che non vedrai, è delicata e non abbaglia, da lontano tuttavia non è esangue, non si compiace, si staglia, per la sua immacolata naturale essenza, è rosa, è pace, è assenza.
Ho appeso con due dita la pallida rosa che sono, tra il fogliame protettivo di due vetuste compagne di vita. Salde, nei loro vasi, fedeli e grate, per la poca cura costante.
Guardo di sotto senza lenti e tutto si sfuma e Monet mi si siede accanto.

- Che fai, guardi e non vedi? Meglio così. Tutto si tinge, si confonde e finge. Tutto s’allinea , poi converge e sguscia. La tua visuale s’allunga come l’acqua d’un pennello tondo su acquarello di carta troppo intrisa. Lisa.
- Carta di Fabriano, carta tesa. Fiori da illustrazione di un erbario. Vario.

Ho appeso una pianta quieta, che nel vano muto e scuro del corridoio ha atteso più d’un giorno prima di liberare alla luce una nudità delicata di fiori, sì, ma rosa. Pallido. Di foglie sì, ma verde …chiaro.
E tale sto, tra l’illusione della vita, che vaga qui, sul monitor.
La pianta, che tu mai vedrai, morirà col far del freddo, per sua naturale predisposizione a morire, che è tipico di chi si fa vivente, che tenga accese le sue voglie, o spente.

postato da: flaviablog alle ore 23:49 | link | commenti (20)
categorie: racconto, massa
sabato, 10 ottobre 2009

Il punto di un libro

 Oramai è  trascorso quasi un anno dalla pubblicazione di "Memorie di nebbia selvatica", edito da Sedizioni, Milano, una piccola ed onesta Casa editrice milanese, non un libro autoprodotto ( abbiate pazienza ma mi fa pena chi paghi per vedere un suo libro sullo scaffale) edito in due tirature, di cui la prima senza correzione di bozze, in cui è evidente qualche grossolano errore di battitura ( non ortografico o sintattico perché è assolutamente impensabile che al giorno d'oggi qualcuno scriva, se non per disattenzione, con errori banali al conseguimento della licenza elementare). Una ristampa, senza che la casa abbia una vera e propria agenzia di distribuzione e ciò mi fa piacere. Un numero congruo di copie è stato venduto, senza mio guadagno, in quanto il contratto prevede un utile oltre le 5000 copie vendute. Giusto. Nulla mi si è chiesto, nulla mi si deve se non un ottimo prodotto, anche come oggetto. Formato elegante, bella carta.
Presentazioni:
una ad Asti, con tanto di recensione su "La Stampa", a cura di Armando Brignolo ( che oggi presenta, sempre ad Asti, la sua nuova rivista jazz, che segue la biografia di Gianni Basso );
una ad Alessandria, alla Mondadori, dall'amico libraio/scrittore Enzo Macrì, patrocinata dalla Biennale di poesia alessandrina, massima presenza culturale in città ( recensione su "Il Piccolo" e "Movida");
altre tre in città: libreria Fissore, in coppia con Maria Teresa Valle, giallista dei Frilli ( come fu Bruno Morchio...); manifestazione "Librinpista" a cura del Consiglio di circoscrizione Pista, in piazza Mafalda di Savoia, nel bel locale "Il gusto del cappello", in presenza di un Consigliere comunale, con regalo di una copia del libro alla biblioteca comunale; una terza per radio ( locale, molto ascoltata, Radio Voce spazio)...manifestazioni pubblicizzate dalla bella realtà locale di BlogAl. Tutte a cura di Antonio Silvani.

Una quarta presentazione è avvenuta su un palco, in un contesto spettacolare, estivo, tra le "Note estive" del Comune, una serie di eventi/spettacolo offerti agli alessandrini in città in estate, in compagnia di scrittori, poeti, attori e musicisti locali.Non sono stata presente alle serate in Fiera ed alla festa di BlogAl ed al quartiere Cristo, alle quali ero stata invitata e me ne dispiaccio.

Altre presentazioni a Tortona, Casale, Novi Ligure, Arquata Scrivia.
Ne seguiranno altre, a scemare.
E' ora di sgombrare il campo per altro.

L'esperienza è stata impegnativa ma piacevole, riportandomi a tempi in cui già producevo in tal senso. Iniziai a pubblicare su riviste prima dei vent'anni. Scrivevo già poesie per una rivista milanese negli Anni Settanta, la mia prima performance pubblica in Biennale ( alla presenza di Gianni Toti) risale al 1981, il primo concorso letterario vinto, serio, fu a 12 anni, nel 1967...per un quotidiano sportivo : "La gazzetta dello sport" e sembravo una sorta di bambina prodigio della scrittura ( sarà per questo che ho apprezzato Teresa Ciabatti ed il suo bel romanzo, quest'anno?). Fagocitata poi da relazioni, programmazioni sul lavoro...da verbali, articoli, interventi e relazioni in dieci anni di politica, fece seguito un limbo  assai stanco in cui comunque ho sempre scritto e letto per difendermi dall'imbecillità, la mia e quella altrui, che mi pedina, lo so, lo sento.
D'altra parte m'innamoro virtualmente di scrittori.
Dialogo di preferenza con chi scriva...e non riesco a rapportarmi con nessuno che non legga.

Anche perché da chi non lo fa ( in Facebook, nonostante il filtro nella scelta degli amici, capita purtroppo il cretino aggiunto...) si sentono soltanto ovvietà politiche, recensioni televisive e cinematografiche da  dover piangere da soli in un angolino e mi si chiede infine se porto i tacchi, se vesto sempre scollata e di  quale colore io indossi le mutande.Alla mia veneranda età ( portata benissimo, ripetetelo come un mantra,o vi brucio con il napalm, sono brassima a giocare a Mafia Wars).
Io però sono molto più intelligente che bella ed è notorio che io sia bellissima ( chi osi dire il contrario verrà ucciso, prima o poi, in un modo o in un altro:-DDD),  ed ho consigliato pubblicamente di infilarsi un paio di mutande in testa ( qualsiasi colore va benissimo) e di andare a giocare a mosca cieca sull'autostrada.
Io sto con Claudia Mori. Donna molto abile, astuta, che è stata stupenda ma non se ne compiace.
Io sto con Rosy Bindi, che avrebbe potuto dirigere l'opposizione eppure ciò non le è fruttato rispetto.
Io sto anche con la Carfagna e la Santanché, bellissime e, soprattutto la seconda, capaci.
Io non sopporto più che d'una donna si dica che è un cesso ed allora deve tacere ( detto da un altro - probabile, mi astengo dal giudizio - cesso, per giunta, per cui che ognuno lucidi lo specchio di casa sua).
Io non sopporto neppure che, per eguale ed opposto motivo, si dica di un politico donna che se è bella dev'essere per forza sciocca o puttana.
BASTA.
Sogno un premier donna.
Una Presidentessa della Repubblica.
Donne agli Interni, agli Esteri, alla Difesa, non alla Pubblica Istruzione o alla Sanità o peggio alle Pari Opportunità: tante rogne, molte spese, nessun introito.
Donne che possano essere come desiderano e/o possono: belle, brutte, così così e a cui nessuno chieda come siano le sue mutande. State tranquilli, con chi vogliamo le mettiamo bellissime e le togliamo, anche. E mettiamo fuori il cartello "non disturbare". Senza clamore. Ce n'è bisogno?
E' che i più parlano ma non fanno i fatti.
Del parapartner tutto si può dire, tranne quello. Due mesi di email e mi suonava il campanello, mica pizza e fichi!

Ah, sarò cattolica quando sarà eletta una Papessa e musulmana quando la montagna andrà a Maometto e non sarà una frana preceduta dal seguente sms :

" corri, cretino!"

P.S.: sono misogina.
Trarre le debite conclusioni.


Mai come di questi tempi

...ho visto trionfare una mediocrità così provvista di cresta e bargigli, una stupidità così ben agghindata, un'arrogante imbecillità sedere in scranno ed anche sugli scalini dei poveri. Mai ho sentito, come in questi ultimi anni, il peso della gente vuota sciocca, incapace e boriosa. Mai mi sono sentita con l'arpia sulla spalla come ora. Vorrei essere senza spalle.
Andarsene.
A Mosca! A Mosca! :-)))
Cercasi sorelle...


postato da: flaviablog alle ore 00:21 | link | commenti (6)
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lunedì, 05 ottobre 2009

Il coraggio di andarsene

Capita di capire che più in là ci sia soltanto l'assuefazione alla morte.
Che troppo si ha dato senza ricevere nula in cambio a tutto tondo, dagli affetti al lavoro, al mondo degli interessi che dovrebbe compensare la banalità della quotidianità.
Che non è questione d'incomprensione ma di reale scollamento da una realtà che non ti valorizza nelle peculiarità e non c'è scelta. Avanzamento di carriera impossibile.Ambiente soffocante per le tue vedute, mancanza di ossigeno per le tue idee e possibilità.
Capita che si ristagni in tutto ciò che non ti piace da sempre: adattamento a gente così così, che ti ripiega come un tovagliolo dando spazio a chi ne sa meno di te.
Capita che l'abbiano vinta i caporali.
Che si debba restare a barcamenarsi tra i mediocri per essere tirati a fondo dal loro omologato grigiore.
Capita che chi è con te non si /ti gratifichi almeno sul piano personale. Che non ti chieda di mettere la guepiere che hai nel cassetto ( e che ti sta benissimo) perché intanto non la vede ed ha il senso estetico di chi non ha raffinatezza alcuna in nulla. Capita che si desiderino rose e champagne.Che tutto vada stretto, anche la vita.La città diventi un vestito logoro.La salute non ti contenga più ,se non hai quel paio di punti fermi oltre l'orizzonte che diano un senso a quello che stai facendo.
Capita che quel che si ha sia uno straccio da conservare soltanto per non restare nudi.
E allora forse sì, o si cambia, o si muore prima possibile per non restare soffocati dallo spreco di sé stessi.

O si cerca il brivido che ti porta via.

E tu non dirmi che hai sempre saputo che il corsetto mi andava stretto, che ho seno e senno debordanti su una figura snella.Che tendo a chinarmi in avanti per non mostrarmi ,per atavica timidezza nel mentre, secondo te, dovrei viaggiare a schiena dritta e sguardo fiero per dichiarare a tutti che ho le *mie* giuste convinzioni, le capacità che mi riconosce chi non si sente inferiore a me e non c'è nulla di male ad esibire anche la femminiltà ricevuta in abbondante quantità e che ho sempre riservato all'amore.

Tu mi dici: attenta all'assuefazione al veleno. Non è vero che non ti uccida stare tra chi non ti ama se ti adatti, semplicemente sei già morta.
Tu hai coraggio, non volti pagina, tutto il libro. Lo prendi, lo volti, lo posi altrove.
Io però, sono una donna.
Io sono stata educata a sopportare l'insopportabile.
Eppure:qui sta il guizzo di libertà, non mi ritrovo quasi mai negli occhi degli altri. Non mi dicono niente. Sono noia nella noia della banalità.
Prenditi quegli occhi lontani, mi dici.
E bravo tu, non sono a portata di mano e andarli a prendere potrebbe essere un viaggio a Samarcanda.
Prendi i miei, mi consigli, a volte,ma vedo che ridi e sai che tra naufraghi intanto non ci si capisce mai. Saremmo marionette. Imiteremmo due che si vogliono e non è vero.


postato da: flaviablog alle ore 06:35 | link | commenti (17)
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