Omarini del casso
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Io mi sono innamorata pochissime volte nella vita, non sono incline all’innamoramento. Predisposte ad innamorarsi ci si nasce, non lo si diventa. A me non importa un piffero di (quasi) nessuno e l’ho scritto in faccia, ma c’è chi non sa leggere. Ciò non mi esime di tanto in tanto di vedere l’eletto e la luce che emana, che ovviamente proviene da un lampione qualsiasi alle sue spalle. Dopo “mamma” e “papà” infatti, tra le prime parole balbettate, dissi “merda”, anche non così distintamente. Un motivo, c’era. Ero bionda, chiarissima, con capelli quasi da albina ed una pelle eburnea in mezzo a gente in prevalenza olivastra e con occhi verdastri o marroni. Un’aliena, o peggio: un’eventualità che si ripete un individuo ogni dieci in un nucleo sostanzialmente… diverso. Non solo: la precedente presenza biondocrinita occhicerulea declinata al femminile era stata una figura paradigmatica, avendo avuto figli con un uomo più giovane di lei e che non aveva, al momento, sposato, essendo già coniugata… ed altro. Una persona ammantata di dolorosi ricordi in chi la rammentava. Ero osservata con estrema curiosità. Altri invece considerano le bambine bionde e ricciute come una sorta di bambola ornamentale. Lo fanno finché la bambola in questione non sia intorno alla sessantina, dicono. Forse, persino oltre, aumentando in modo considerevole la quantità di bionde acquisite, sebbene in età di torte di mele. Tale torta può tuttavia destare libidinosi interessi tra la terza età. La torta, e basta. Con il tempo la prostata diventa la prima alleata alla vendetta femminile. Le maledizioni muliebri finiscono tutte lì, con il tempo.
Così chiara, con le manine così fine… Orde d’aspiranti zie mi sputacchiavano addosso anche dal pizzicagnolo ed io mi difendevo pulendomi la faccia vistosamente con il dorso della mano ( Rossana, non si fa…non si fa…) e le guardavo bene in faccia dicendo loro: meeeda. Senza erre, in seguito imparai a pronunciarne tre.
“Che cos’ha detto?”, chiedevano a mia madre le gentili signore.
Elda farfugliava qualcosa, di poco chiaro, facendo finta di stupirsi e mi portava via velocemente, temeva che fossi più chiara nell’eloquio a mano a mano che imparavo ad esprimermi meglio. Non gradivo smancerie non richieste. Ora sono più socievole. Bacio tutti ( poi in bagno mi spruzzo l’amuchina in faccia).
Piccole selvatiche crescono. Arriva, nella preadolescenza, l’ora dell’amoreee.( spazio dedicato ai Camaleonti) e con essa: gli eventuali oggetti di tale sentimento, che oggi è stato sostituito dal sesso, perché costa meno, tant’è che i Cinesi, a Prato, lo fanno benissimo con gli stracci e ce lo rivendono qui. Il guaio è che lo pigli per poco, ti guardi intorno e scopri che tutti ce l’hanno uguale. Taglia unica, così che a qualcuno arriva alle ginocchia e ad altri fa da bavaglino, insomma: è una bufala, che tutti spacciano per imperdibile panacea dell’esistenza.
Arriva, insomma. Con i primi ragazzini si fa il gioco della bottiglia. Ai miei tempi usava il gioco della bottiglia sotto la coperta. Si sudava come bestie, per non sfiorarci neppure con la lingua. A me capitava PieroPaolo, che non mi piaceva. Per fortuna neanche io piacevo a PieroPaolo, cosicché ci mettevamo d’accordo sotto la famigerata coperta ( di lana, spessa, un incubo e gli altri in cerchio non la tenevano sollevata che un po’):
“ Adesso usciamo fuori dicendo che ci siamo baciati”.
Buona pace per entrambi.
Io avrei voluto baciare Maurizio ( nome fittizio, va bene e fa rima).
Niente, Maurizio mi mandava i bigliettini, m’invitava alle sue feste di compleanno, mi diceva che stavamo insieme e avremmo fatto, da grandi, cose turche. Io conoscevo un solo turco, tal Nadir, che faceva il tappezziere. L’idea di foderare delle poltrone non mi garbava affatto, però Maurizio mi piaceva, di conseguenza accettavo e mettevo una x sul bigliettino in cui chiedeva: “Vuoi stare con me”? Anzi: con mè, perché era pure analfabeta ( io m’innamoro spesso o d’analfabeti o di anaffettivi) insomma, una forma di deprivazione ci deve essere, probabilmente ho la sindrome della crocerossina masochista ed utilizzabile anche come insegnante di sostegno.
Maurizio invece baciava tutte, tranne me.
Chi voleva baciare me a tutti i costi era tal Ludovico ( nome totalmente inventato e che fa rima con fico, invece era un cesso). Cercava di attirare la mia attenzione in qualsiasi modo, comprese le maniere forti, tipo corrermi addosso in bici frenando all’ultimo momento, offrendomi fiori branditi di suo pugno e mezzi svenuti, finché non arrivò al gesto estremo: mi fece lo sgambetto tra l’aula ed il corridoio scolastico. Finii con la faccia per terra ( che non è una citazione di Piero Chiara, se ci fosse un aldilà morirei subito, per sposare lui) e un lividone bluastro su entrambe le ginocchia.
A casa fu dura convincere mio padre che fosse amore.
Che fece?
Andò a scuola, non per menarlo, ma per litigare con l’ignara prof di italiano, che ancora gira siliconata da qualche parte ( lei sì, invece che era una che piaceva a chi voleva…). Io avevo una vergogna nera. Mi dicevo: mio padre fa l’arringa sulla responsabilità civile, questa s’infuria e poi me la farà pagare, però il cazziatone al gorilla lo deve pur dare e non si sa mai che da così affettuoso e delicato mi diventi all’improvviso poi manesco e rude.
Lui, il bestione diceva:
“ Dillo a tuo padre, che ti amo”.
“ Se glielo dico, prima t’ammazza e poi mi fa cambiare scuola”.
“ Ti piacciono quelli magrolini, ma verrà il giorno in cui ti piaceranno grandi e grossi come me!
Lo guardai come si osserva uno strano fenomeno parlante, invece riuscì ad avere ragione. Si apriva una teoria futura di grandi, grossi, ciula e balossi. Preferisco gli uomini di taglia grande. Non enorme, che non salti fuori il dirigibile Zeppelin, dicendo “son qui, son qui." Di quelli enormi ho paura. Più che altro di quello che mangiano, io che mi nutro praticamente per sopravvivere, in quanto sono piuttosto indifferente al cibo.
Maurizio si fidanzò con una certa Silvana, che era più attraente di me e, me lo disse lui, aveva già le mestruazioni !Gran rivelazione, che la rendevano irresistibile. Io, non le avevo. Io ero piatta davanti e di dietro ( fui molto compensata anni dopo).
Manca sempre qualcosa a me, per sposare o perlomeno avvicinarmi all’uomo dei miei sogni. La prima volta furono le mestruazioni.
Iniziai a pensare che, con le mestruazioni, per incanto si sarebbe risolto tutto. Le desiderai talmente forte che mi uscì il sangue non dal naso. Citazione alquanto scorretta di De Andrè)
Mi aspettavano 40 anni di pannolini. Una piramide e menomale, altrimenti avrei fatto, tra un mucchio e l’altro, dei figli.
Volete sapere come fosse Silvana?
Era in sostanza uguale a me. Alta come me, bionda quanto me, magra come un chiodo ( io, pure). Sembravamo separate in culla eppure lei gli piaceva, ma io no. A me guardava in adorato cagnesco il gorilla che non osava più farsi avanti. Menomale. Confidavo nel fatto che, ora che ero mestruata, per chissà quale mistero ( feromoni?) avrei attratto uno stuolo d’ammiratori tra i quali sarebbe emerso uno che non fosse un analfabeta o un paranoide.
Fui accontentata in seguito: non solo analfabeti e paranoici, anche nani da giardino e qualche stucchevole ectoplasma intellettuale tale da farmi sbavare per il primo cafone di passaggio, che non gli assomigliasse neanche facendo un serio sforzo d’immaginazione. Quelli che mi piacevano invece si perdevano dietro le gonne di qualche bella e brava ragazza ma anche dietro ad esemplari femminili inclassificabili. Mi soffiarono uomini ambiti persino tipe a cui tirare le noccioline. Cominciai a baciare le pagine dei fotoromanzi Lancio. Jean Marie Carletto, Franco Gasparri, Franco Dani in mancanza di Maurizio ed avendo paura che il gorilla si dichiarasse ancora magari scrivendomi un biglietto d’amore da lanciarmi ( Lancio/lancio, notare la finesse) in testa avvolgendoci un mattone.
Presto avrei iniziato la mia (scarna) collezione di belli e bellocci con un solo difetto: nessun desiderio di sposare me, tanto che, ad un certo punto, cominciai a prenderli già sposati, per evitarmi la fatica della conquista: essere assertiva, stare in casa in tiro ed imparare a cucinare.
Sembra facile, sembra scontato che s’ottenga, da amante, una sorta di serenità. Non è così. Sei l’altra e devi lottare con le unghie e con i denti e ricordarti sempre che per te lui potrebbe lasciare la Madonna.
(continua)
A presto, al secondo omarino del casso
"L'uomo che ride, è il più triste"
Capita di capire che più in là ci sia soltanto l'assuefazione alla morte.
Che troppo si ha dato senza ricevere nula in cambio a tutto tondo, dagli affetti al lavoro, al mondo degli interessi che dovrebbe compensare la banalità della quotidianità.
Che non è questione d'incomprensione ma di reale scollamento da una realtà che non ti valorizza nelle peculiarità e non c'è scelta. Avanzamento di carriera impossibile.Ambiente soffocante per le tue vedute, mancanza di ossigeno per le tue idee e possibilità.
Capita che si ristagni in tutto ciò che non ti piace da sempre: adattamento a gente così così, che ti ripiega come un tovagliolo dando spazio a chi ne sa meno di te.
Capita che l'abbiano vinta i caporali.
Che si debba restare a barcamenarsi tra i mediocri per essere tirati a fondo dal loro omologato grigiore.
Capita che chi è con te non si /ti gratifichi almeno sul piano personale. Che non ti chieda di mettere la guepiere che hai nel cassetto ( e che ti sta benissimo) perché intanto non la vede ed ha il senso estetico di chi non ha raffinatezza alcuna in nulla. Capita che si desiderino rose e champagne.Che tutto vada stretto, anche la vita.La città diventi un vestito logoro.La salute non ti contenga più ,se non hai quel paio di punti fermi oltre l'orizzonte che diano un senso a quello che stai facendo.
Capita che quel che si ha sia uno straccio da conservare soltanto per non restare nudi.
E allora forse sì, o si cambia, o si muore prima possibile per non restare soffocati dallo spreco di sé stessi.
O si cerca il brivido che ti porta via.
E tu non dirmi che hai sempre saputo che il corsetto mi andava stretto, che ho seno e senno debordanti su una figura snella.Che tendo a chinarmi in avanti per non mostrarmi ,per atavica timidezza nel mentre, secondo te, dovrei viaggiare a schiena dritta e sguardo fiero per dichiarare a tutti che ho le *mie* giuste convinzioni, le capacità che mi riconosce chi non si sente inferiore a me e non c'è nulla di male ad esibire anche la femminiltà ricevuta in abbondante quantità e che ho sempre riservato all'amore.
Tu mi dici: attenta all'assuefazione al veleno. Non è vero che non ti uccida stare tra chi non ti ama se ti adatti, semplicemente sei già morta.
Tu hai coraggio, non volti pagina, tutto il libro. Lo prendi, lo volti, lo posi altrove.
Io però, sono una donna.
Io sono stata educata a sopportare l'insopportabile.
Eppure:qui sta il guizzo di libertà, non mi ritrovo quasi mai negli occhi degli altri. Non mi dicono niente. Sono noia nella noia della banalità.
Prenditi quegli occhi lontani, mi dici.
E bravo tu, non sono a portata di mano e andarli a prendere potrebbe essere un viaggio a Samarcanda.
Prendi i miei, mi consigli, a volte,ma vedo che ridi e sai che tra naufraghi intanto non ci si capisce mai. Saremmo marionette. Imiteremmo due che si vogliono e non è vero.